SINOSSI: Rico ha trentacinque anni e dopo aver abbandonato moglie e figlio si è rifugiato in un piccolo allevamento di cavalli, dove lavora come stalliere; un luogo perfetto per nascondere al mondo ciò in cui è stato trasformato: un lupo mannaro. 
Rico non ha ancora rivelato il segreto neppure a Cara, la sua nuova compagna. 
Durante una passeggiata a cavallo con Cara e i piccoli Arianna e Stefano, s'imbatte in una scoperta che rimetterà in discussione la sua vita passata, che rammenta solo sommariamente. L'amnesia che lo affligge si dissiperà con l'avanzare delle indagini, rivelando una realtà che è molto lontana da ciò che credeva. 

Cara

I genitori di Cara, la protagonista femminile del romanzo, possiedono un'azienda agricola dove il padre si è ritagliato uno spazio per coltivare la sua passione: i cavalli da tiro. Quando era piccolo i possenti quanto docili animali erano compagni indispensabili dei contadini, poi soppiantati dai mezzi meccanici, ma lui non li ha mai dimenticati. I riferimenti ai cavalli che si trovano all'interno del romanzo derivano dall'esperienza personale, avendo lavorato per anni in un piccolo allevamento.

0 Commenti

Rico 

Rico, il protagonista maschile del Mal della luna, è un lupo mannaro. Quanto ho scritto dei lupi mannari che abitano la bassa Pianura Padana è frutto di letture relative all'etologia di quello splendido animale che è il lupo. Un esempio? Questo passaggio del (consigliatissimo) libro "Lupi" di Barry Lopez: "... Ciò che all'olfatto umano risulta essere 'odore di bosco', al naso lupino potrebbe fornire tutta una serie di piccole informazione. Questo potere discriminatorio, insieme alla memoria olfattiva, diventa un ulteriore mezzo a favore del lupo per penetrare il proprio universo".

Alcuni estratti dell'eBook:

“Ti ho steso con uno schiaffo, aspetta che sorga la luna piena e…” fece scattare i denti volontariamente, la prima volta; la volta successiva fu uno spasimo involontario a serrarglieli come tagliole sulla lingua. Il dolore gli tranciò in due il viso dalla mascella alle tempie.
Rovinò sulle ginocchia, che sentì esplodere dentro ai pantaloni all’unisono con le gengive, trafitte dalle zanne in rapida crescita (...) 
La luce lunare scavalcò l’orizzonte e gli si avvolse attorno alla gola, stringendola come fosse un tubo di gomma. 
A Rico parve di affogare nelle proprie lacrime.

Rico si rialzò ma non le rispose, ostinandosi a darle la schiena. Cara decise di intervenire solo quando notò che Stefano era sconvolto al punto da essere sull’orlo delle lacrime. 
Spronò Rico con veemenza, senza ottenere alcun risultato. 
“Che c’è?” lo interrogò, seguitando ad insistere affinché tornassero sui loro passi, fino a che intravide cosa stringeva tra le mani. 
Era una maglietta piuttosto piccola, da ragazzino, tanto consunta da mostrare la trama del tessuto; gli artigli di qualche grossa creatura l’avevano lacerata all’altezza del petto. 
Il sangue rappreso in alcuni punti era come polvere e aveva macchiato le dita sudate di Rico. 
“Mio Dio,” esalò.






Cara, Rico e Arianna, accompagnata da un suo amichetto, procedevano al passo lungo l’argine sassoso dell’Adda in un gruppetto mal assortito di quattro persone a cavallo. 
Lo scrosciare dell’acqua più giù, lungo la diga che si erano lasciati alle spalle, non era sufficiente a camuffare il rombare delle auto sul ponte che scavalcava il fiume e che toglieva loro l’illusione di essere immersi nella natura. 
A tratti un venticello leggero giungeva dalla boscaglia che ombreggiava il sentiero, asciugando il sudore che imperlava la loro pelle. 
Cara si godette la sensazione di frescura, inspirando a pieni polmoni. Nonostante le robinie fossero quasi del tutto sfiorite, nell’aria permaneva il profumo dolcissimo dei loro fiori a grappolo. 
Decise di farlo notare a Rico, anche se sapeva che lui doveva aver percepito la gradevole fragranza ben prima di lei, quella delle robinie e centinaia di altre che Cara non era in grado di distinguere...

Rico strofinò tra loro i polpastrelli macchiati e l’odore ferruginoso del sangue annullò ogni altro stimolo olfattivo attorno a lui. 
Senza dire una parola abbandonò la disputa e corse a perdifiato fino al suo rifugio: una casupola disabitata ma ancora solida nascosta nella fitta vegetazione di un’area privata a fondo boschivo, non molto lontano dalla cascina. 
Le gambe non lo ressero più quando scorse le ante aperte di una delle finestre: alla vigilia di ogni luna piena si premurava di controllare che ogni apertura fosse ben sigillata. Però, quando riprendeva possesso del corpo da umano, si sentiva così male che avrebbero potuto sfuggirgli particolari ben più vistosi di un'anta socchiusa. 
Steso a carponi tra l’edera che tappezzava il terreno, si sentì rivoltare lo stomaco. 
“Sono stato io?” gemette...

“Arianna,” tossì, per sciogliere il nodo alla trachea, “vorrei corromperti. Dieci euro sono sufficienti per evitare la visita medica?” 
“Ottimo,” concordò immediatamente lei. 
Rico sfilò una banconota dalla tasca posteriore dei jeans e gliela porse. 
Lei la lisciò con le dita, cercando di restituirle un aspetto dignitoso. 
“Con dieci euro non ti obbligherò ad andare dal dottore, ma per comprare il mio silenzio dovrai sforzarti un po' di più.” 
“Spara,” la invitò. 
Concordarono che il doppio della cifra offerta da Rico fosse un buon compromesso, così le allungò una banconota da venti euro e le propose, spacciandola per un ulteriore premio, una gita in bicicletta. 
Arianna gli fece segno d'accostare l'auto e lo trascinò fino alla pila scomposta di bici che giacevano sotto al porticato. 
“E i miei dieci euro?” le chiese Rico, armeggiando con i manubri. 



Casotto era l’unico cavallo che fosse riuscita a far montare serenamente a Rico da quando era stato assunto dai suoi genitori: un castrone TPR di novecento chili dotato di una pazienza proporzionata alla mastodontica mole. 
Cara non comprendeva il panico che Rico tradiva all’idea di cavalcare, era palese che possedeva una certa esperienza nel campo dell'equitazione anche se si ostinava a negarlo. 
“Non ricordo,” tagliava corto ogni volta che lei cercava di estorcergli informazioni riguardo la sua preparazione come cavaliere.


“Ciao.” 
“Uhm?” 
“Dico… ciao! Io sono Rico.” 
“Ehm… ok.” 
“Il nuovo stalliere.” 
“Ah. Sì, beh… credo di averti notato bazzicare i paddock.” 
“Ti eri accorta di me? Sul serio?” 
“Mi sembra…” 
“Io ti sogno spesso.” 
“Prego?” 
“Ti- sogno-spesso.” 
“E per quale ragione?” 
“Nessuna.” 
“Le persone non fanno mai nulla senza una ragione. Senza un secondo fine.” 
“Secondo fine? Su una cosa che non posso controllare?” 
“Ti riferisci ai sogni?” 
“A tutto. Io prendo tutto come viene, le cose succedono e io le subisco. Ti sogno e sono felice.”